la festa partigiana

domenica iniziata sotto l'egida (!) dello studio, niente di buono. perchè se uno deve stare a soffocare studiando di una cosa di cui non gliene sbatte fondamentalmente una ciolla non è granchè, soprattutto se per farlo deve trascurare marito e figlio e casa in disordine e harry potter e il prigioniero di azkaban in lettura per la seconda volta.
poi il pranzo è ancora un tasto dolente. da una qualche parte mi è stato insegnato che la domenica è giorno di ragù, di tortelloni, di torte farcite di crema, di paste comprate fragranti in pasticceria, di una qualche gratificazione culinaria, insomma, che ripaghi le membra triturate dal lavoro o la testa colma di fumi studierecci, quel che sia. invece no. insalatina, pomodorini, formaggino. e il bambino gigio che piange nervoso, sai tu il perchè. forse perchè ieri era al mare e si stava di molto meglio.
viste le premesse, zero voglia di uscire.
è molto comodo, quando c'è il marito che pensa al resto, zavorrarsi al computer e lasciarsi immalinconire con sociologia della famiglia.
poi alle quattro il bambino ha scelto per noi: si è svegliato sorridente, ha canticchiato qualcosa che io giuro essere stato oh bella ciao e allora siamo partiti con l'aria condizionata a palla alla volta della casa dei fratelli cervi, festa nazionale dell'anpi.
soprassiedo su incontri più o meno dimenticabili, da icone del passato a un segaligno uòlter (veltraus). degno di nota don luigi ciotti e il partigiano che ha parlato prima di lui che non so chi è. un'iniezione di amor patriottico in vena, chè l'italia è piena di gente anche così e allora c'è da andarne fieri. gli anziani io li adoro. a loro è consegnata la nostra saggezza più inoltrata, la nostra memoria che rischia di andare perduta; la forza che scorre nelle ossa anche di mio figlio trova in loro sorgente. gioele se ne scalpicciava sorridente fra queste gambe bitorzolute ed è stato mille volte confermato, mille volte benignamente osservato.
e poi la magia è esplosa in un angolo raccolto dell'ancor vuoto ristorante. entriamo e ci accoccoliamo e ascoltiamo il coro delle mondine che senza strumenti ma con cuore maiuscolo hanno cantato. e cantato. e cantato. ho riconosciuto tante parole con cui mia madre mi riempiva le ore da piccola. ho cantato con loro. a bella ciao mi sono commossa. poi è arrivata una vecchina canuta e intensa con un tatuaggio sul polso sinistro. piangeva anche lei. l'hanno fatta accomodare di fianco a me, il figlio a fianco che la sorreggeva, gioele che le giocava ai piedi e la sua mano che scorreva sulla sua testa bionda.
questa domenica ha valso qualcosa. anche qualcosa di più di qualcosa. gioele non avrà da grande questo pezzo di vita raccontato da loro, ma saprà che è stato accarezzato da chi auschwitz l'ha conosciuto davvero. per poi magnarsi il suo primo piatto di tortelloni con ricotta e spinaci. alla fine abbiamo quindi avuto anche i tortelloni, hai visto.

1 commenti:

    ***che bella famiglia...e che belle persone siete,un bacio a Gioele da una "zia"...ciao r

     

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